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Eulama Lit.Ag., via Guido De Ruggiero 28, 00142 Roma, Italia © Eulama Lit.Ag., 2020
Kerouac, Mozart e Stallone. I miti sulla creatività ai quali non dovreste dare retta. Di Alexander von Prellwitz - 12/08/2019 Come scrivere un capolavoro della letteratura in 20 giorni. Impossibile. Non lo scriverete. E’ un’impresa al di là delle capacità umane. Eppure, Jack Kerouac ci è riuscito. Un giorno si è seduto, ha infilato un rotolo di carta lungo 36 metri nel rullo della sua macchina da scrivere (per non perdere tempo a sostituire i fogli di carta) e si è messo all’opera. Venti giorni di lavoro, in un unico flusso di coscienza praticamente ininterrotto, al termine dei quali aveva prodotto Sulla Strada, il romanzo che divenne il manifesto della Beat Generation e ispirò una generazione intera di artisti, incluso il leggendario Bob Dylan. Un trionfo dell’ispirazione. Il frutto perfetto di una mente geniale, aiutata esclusivamente da generose dosi di caffè (e un po’ anche dalla benzedrina che Kerouac consumava volentieri). Un atto di creazione quasi divino, anzi forse anche meglio (ché, diciamolo, è vero che l’Onnipotente ha impiegato solo 6 giorni, ma a un attento esame il suo capolavoro presenta notevoli buchi di trama). Scoraggiante, vero? Quanto tempo siete rimasti a rimuginare sui vostri incipit? D’altronde,  il “vero” genio opera così. Chi è realmente baciato dalla Musa è in grado di creare la perfezione al primo colpo. Le idee si affacciano alla mente geniale così, per ispirazione divina, e tutto quello che l’artista deve fare è dare loro forma.  Magari quello di Kerouac è un caso isolato? Nient’affatto: la storia non è avara di esempi di veri geni all’opera. Wolfgang Amedeus Mozart, in soli 35 anni passati tra i vivi, ha composto 41 sinfonie, senza contare le messe, i concerti per pianoforte e le operette. Una produzione davvero impressionante, ma non è tutto: Mozart era in grado di trascrivere la musica direttamente su carta, travasando le idee che si agitavano nel suo prodigioso encefalo direttamente sul pentagramma.  La sinfonia di Linz, a esempio, è stata scritta  in soli quattro giorni (roditi d’invidia, Jack!). Amadeus di Milos Forman ci mostra lo stupore di Salieri quando esamina gli spartiti del giovane prodigio, domandandosi incredulo “Questi sono… originali?”. Davanti a tale espressione di incontaminato genio, al compositore di Legnago non rimaneva altro che rendersi conto di essere un mediocre mestierante. Povero Salieri! Un ultimo esempio, nel caso ancora non abbiate deciso di abbandonare per sempre le vostre aspirazioni artistiche: Sylvester Stallone (con buona pace di chi lo avesse mai considerato un ammasso di muscoli decerebrato), ispirato da un incontro di Alì, ha scritto di propria mano la sceneggiatura di Rocky, creando uno dei personaggi più iconici degli anni settanta e ottanta. In sole tre notti. Pensate di essere in grado di fare altrettanto? Va bene, vi ho torturati abbastanza. Sfilatevi pure quell’amo dalla bocca. I più scettici tra voi magari avranno dubitato che simili imprese siano realmente possibili; i più attenti forse avranno letto la parola “miti” nel titolo dell’articolo. E avrebbero ragione: le cose non sono andate esattamente in questo modo. Indagando un po’ più a fondo in queste storie, scopriremmo che le cose non sono così semplici. Ovviamente. Partiamo da Kerouac. È vero che lo scrittore Americano ha impiegato solo venti giorni per scrivere la versione di Sulla Strada che possiamo leggere oggi. È vero anche che ha scritto tutto su di un unico rotolo di carta di 36 metri. Per darsi il tono dello scrittore dalla prosa spontanea, Kerouac però nelle interviste ometteva alcuni piccoli, ma significativi, dettagli.  Come, a esempio, di aver riempito interi quaderni di appunti prima di accingersi all’impresa. O che la versione infine pubblicata nel ’57 fosse stata preceduta da almeno sei stesure differenti (tutte rifiutate da vari editori, per la cronaca). O che, giorno più o giorno meno, avesse impiegato qualcosa come dieci anni prima di giungere alla stesura finale. Ecco. E Stallone? Le novanta pagine che ha prodotto in quelle fatidiche tre notti erano solo la bozza di quella che sarebbe poi diventata la sceneggiatura completa. Della quale, peraltro, soltanto un terzo è finito nel film, e che è stata sottoposta a numerose revisioni e riscritture. Se il film si fosse basato sullo script originale, inoltre, avremmo visto un finale ben diverso, nel quale il pugile si fa corrompere per perdere l’incontro con Apollo, e usa il ricavato per fare aprire ad Adriana un negozio per animali.   Ecco. Non il massimo come finale, eh? E Mozart? Beh, il genio di Mozart è indiscutibile. Ma nemmeno lui era in grado di creare la perfezione al primo colpo: la ricerca storiografica ha dimostrato che anche lui sottoponeva le sue idee a revisioni continue, prima di approdare alla versione definitiva. Ecco. Certo che se Salieri l’avesse saputo prima, magari non avrebbe ucciso Mo… ah, no, è un mito anche quello. Nella vita reale, pare che gli streptococchi siano dei killer molto più efficienti di un compositore di mezza età. E quindi? Quindi, quella del genio che partorisce l’opera perfetta al primo colpo è –tranne l’eccezione che conferma la regola- mitologia. Storie come quella di Kerouac servono a creare un’aura quasi leggendaria attorno all’artista, ma a scavare bene si scopre quasi immancabilmente che, come minimo, non raccontano tutta la realtà dei fatti. Quindi, se state pensando di scrivere il vostro romanzo partendo dall’incipit arrivando all’epilogo senza colpo ferire, beh, buttate quel sacchetto di amfetamine che vi siete illecitamente procurati. Anche farsi rinchiudere per tre mesi per scrivere il vostro capolavoro potrebbe non essere una buona idea, come ci mostra Chuck Palahniuk in Cavie. La verità è che la creatività richiede tempo, studio e soprattutto duro lavoro. Scrivere un romanzo non solo richiede un lavoro certosino di pianificazione preliminare, ma anche un continuo lavoro di revisione e perfezionamento. L’autore dovrà lavorare sulla struttura della sua storia finché ogni scena non abbia un senso narrativo compiuto. Dovrà riscrivere ogni dialogo finché non sarà il dialogo migliore che i suoi protagonisti possano mai aver avuto. Dovrà tagliare quel personaggio che tanto gli piace e che segretamente ha basato su quella tiranna della sua insegnante del liceo, perché la storia funziona meglio senza di lei. E fate pace con quest’idea assurda: la prima stesura non è mai quella giusta. Anzi, lasciatevelo dire dall’immortale Hemingway: “La prima stesura di qualsiasi cosa è merda”. Che siano i posteri a giudicare il risultato dei vostri sforzi - voi per il momento rimboccatevi le maniche e mettetevi al lavoro!
Kerouac ritratto da Tom Palumbo, 1956 circa
Uno che la sapeva lunga: Sylvester Stallone, ritratto da Alan Light nel 1984
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Eulama Lit.Ag., via Guido De Ruggiero 28, 00142 Roma, Italia © Eulama Lit.Ag., 2020
Kerouac, Mozart e Stallone. I miti sulla creatività ai quali non dovreste dare retta. Di Alexander von Prellwitz - 12/08/2019 Come scrivere un capolavoro della letteratura in 20 giorni. Impossibile. Non lo scriverete. E’ un’impresa al di là delle capacità umane. Eppure, Jack Kerouac ci è riuscito. Un giorno si è seduto, ha infilato un rotolo di carta lungo 36 metri nel rullo della sua macchina da scrivere (per non perdere tempo a sostituire i fogli di carta) e si è messo all’opera. Venti giorni di lavoro, in un unico flusso di coscienza praticamente ininterrotto, al termine dei quali aveva prodotto Sulla Strada, il romanzo che divenne il manifesto della Beat Generation e ispirò una generazione intera di artisti, incluso il leggendario Bob Dylan. Un trionfo dell’ispirazione. Il frutto perfetto di una mente geniale, aiutata esclusivamente da generose dosi di caffè (e un po’ anche dalla benzedrina che Kerouac consumava volentieri). Un atto di creazione quasi divino, anzi forse anche meglio (ché, diciamolo, è vero che l’Onnipotente ha impiegato solo 6 giorni, ma a un attento esame il suo capolavoro presenta notevoli buchi di trama). Scoraggiante, vero? Quanto tempo siete rimasti a rimuginare sui vostri incipit? D’altronde,  il “vero” genio opera così. Chi è realmente baciato dalla Musa è in grado di creare la perfezione al primo colpo. Le idee si affacciano alla mente geniale così, per ispirazione divina, e tutto quello che l’artista deve fare è dare loro forma.  Magari quello di Kerouac è un caso isolato? Nient’affatto: la storia non è avara di esempi di veri geni all’opera. Wolfgang Amedeus Mozart, in soli 35 anni passati tra i vivi, ha composto 41 sinfonie, senza contare le messe, i concerti per pianoforte e le operette. Una produzione davvero impressionante, ma non è tutto: Mozart era in grado di trascrivere la musica direttamente su carta, travasando le idee che si agitavano nel suo prodigioso encefalo direttamente sul pentagramma.  La sinfonia di Linz, a esempio, è stata scritta  in soli quattro giorni (roditi d’invidia, Jack!). Amadeus di Milos Forman ci mostra lo stupore di Salieri quando esamina gli spartiti del giovane prodigio, domandandosi incredulo “Questi sono… originali?”. Davanti a tale espressione di incontaminato genio, al compositore di Legnago non rimaneva altro che rendersi conto di essere un mediocre mestierante. Povero Salieri! Un ultimo esempio, nel caso ancora non abbiate deciso di abbandonare per sempre le vostre aspirazioni artistiche: Sylvester Stallone (con buona pace di chi lo avesse mai considerato un ammasso di muscoli decerebrato), ispirato da un incontro di Alì, ha scritto di propria mano la sceneggiatura di Rocky, creando uno dei personaggi più iconici degli anni settanta e ottanta. In sole tre notti. Pensate di essere in grado di fare altrettanto? Va bene, vi ho torturati abbastanza. Sfilatevi pure quell’amo dalla bocca. I più scettici tra voi magari avranno dubitato che simili imprese siano realmente possibili; i più attenti forse avranno letto la parola “miti” nel titolo dell’articolo. E avrebbero ragione: le cose non sono andate esattamente in questo modo. Indagando un po’ più a fondo in queste storie, scopriremmo che le cose non sono così semplici. Ovviamente. Partiamo da Kerouac. È vero che lo scrittore Americano ha impiegato solo venti giorni per scrivere la versione di Sulla Strada che possiamo leggere oggi. È vero anche che ha scritto tutto su di un unico rotolo di carta di 36 metri. Per darsi il tono dello scrittore dalla prosa spontanea, Kerouac però nelle interviste ometteva alcuni piccoli, ma significativi, dettagli.  Come, a esempio, di aver riempito interi quaderni di appunti prima di accingersi all’impresa. O che la versione infine pubblicata nel ’57 fosse stata preceduta da almeno sei stesure differenti (tutte rifiutate da vari editori, per la cronaca). O che, giorno più o giorno meno, avesse impiegato qualcosa come dieci anni prima di giungere alla stesura finale. Ecco. E Stallone? Le novanta pagine che ha prodotto in quelle fatidiche tre notti erano solo la bozza di quella che sarebbe poi diventata la sceneggiatura completa. Della quale, peraltro, soltanto un terzo è finito nel film, e che è stata sottoposta a numerose revisioni e riscritture. Se il film si fosse basato sullo script originale, inoltre, avremmo visto un finale ben diverso, nel quale il pugile si fa corrompere per perdere l’incontro con Apollo, e usa il ricavato per fare aprire ad Adriana un negozio per animali.   Ecco. Non il massimo come finale, eh? E Mozart? Beh, il genio di Mozart è indiscutibile. Ma nemmeno lui era in grado di creare la perfezione al primo colpo: la ricerca storiografica ha dimostrato che anche lui sottoponeva le sue idee a revisioni continue, prima di approdare alla versione definitiva. Ecco. Certo che se Salieri l’avesse saputo prima, magari non avrebbe ucciso Mo… ah, no, è un mito anche quello. Nella vita reale, pare che gli streptococchi siano dei killer molto più efficienti di un compositore di mezza età. E quindi? Quindi, quella del genio che partorisce l’opera perfetta al primo colpo è –tranne l’eccezione che conferma la regola- mitologia. Storie come quella di Kerouac servono a creare un’aura quasi leggendaria attorno all’artista, ma a scavare bene si scopre quasi immancabilmente che, come minimo, non raccontano tutta la realtà dei fatti. Quindi, se state pensando di scrivere il vostro romanzo partendo dall’incipit arrivando all’epilogo senza colpo ferire, beh, buttate quel sacchetto di amfetamine che vi siete illecitamente procurati. Anche farsi rinchiudere per tre mesi per scrivere il vostro capolavoro potrebbe non essere una buona idea, come ci mostra Chuck Palahniuk in Cavie. La verità è che la creatività richiede tempo, studio e soprattutto duro lavoro. Scrivere un romanzo non solo richiede un lavoro certosino di pianificazione preliminare, ma anche un continuo lavoro di revisione e perfezionamento. L’autore dovrà lavorare sulla struttura della sua storia finché ogni scena non abbia un senso narrativo compiuto. Dovrà riscrivere ogni dialogo finché non sarà il dialogo migliore che i suoi protagonisti possano mai aver avuto. Dovrà tagliare quel personaggio che tanto gli piace e che segretamente ha basato su quella tiranna della sua insegnante del liceo, perché la storia funziona meglio senza di lei. E fate pace con quest’idea assurda: la prima stesura non è mai quella giusta. Anzi, lasciatevelo dire dall’immortale Hemingway: “La prima stesura di qualsiasi cosa è merda”. Che siano i posteri a giudicare il risultato dei vostri sforzi - voi per il momento rimboccatevi le maniche e mettetevi al lavoro!
Kerouac ritratto da Tom Palumbo, 1956 circa
Uno che la sapeva lunga: Sylvester Stallone, ritratto da Alan Light nel 1984